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Nome: J.
chi sono? ah! saperlo saperlo, non so neanche chi o cosa vorrei essere...forse un aquila! o un puma!
Sono un 40enne alla ricerca di se da almeno 20 anni! Amo farmi chiamare ....AMICO!
aaalamiaautobiografia
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train de vie.......(per M.)
Non contano gli anni...10 20 o 30 40, 80 90...quando il treno si ferma devi scendere...e non puoi decidere.
TORNANO GLI ANNI 80
noi vedevamo questo!
PENNY
Penny trascinava a fatica la voce,quel microfono gli sembrava un
bastone al quale appoggiarsi; quelle piccole luci sui tavoli
sembravano i lumini del cimitero e quei puntini rossi erano gli
occhi gonfi di liquore che brillavano alla luce delle candele.
Voleva farla finita quella sera era l’ultimo spettacolo e forse non
solo della serata…… e davanti a lei solo il buio.
Come la sigaretta lasciata accesa nel posacenere quella serata si
stava consumando. D’un tratto una luce la distolse dai suoi
pensieri, quasi un flash; era il riflesso di una lacrima che segnava
il volto rugoso, cotto dal sole, di Pat che lentamente prendendo il
fazzoletto e portandolo al viso sospirò. Penny si allontanò da quel
“bastone” e si avvicinò a Pat, il dorso dell’indice raccolse la
seconda lacrima che scendeva da quelle rughe, la portò alla
bocca come per assaggiarla e fece illuminare il suo volto da un
sorriso tra il malinconico e l’incuriosito, che Pat trovò
contagioso. Tornò al suo “bastone” che ora le sembrava un fucile
e riprese a cantare. I piedi di Pat cominciarono a seguire il
tempo come presi da vita propria, la spazzola batteva forte sul
rullante e sembrava scacciare via quella tristezza precedente.
Pat spense la sigaretta nel piatto e si infagottò nel cappotto,
fuori l’aria era pungente, e mentre la porta del locale si chiudeva
alle sue spalle, la testa si piegò verso l’alto; l’aria tersa mostrava
le stelle nel loro splendore e i loro disegni sembravano formare
un sorriso!
I SOGNI
Una nebbia fitta faceva intravedere appena le luci del castello, la luna era piena se si fosse vista, ma nascosta da tutte quelle nubi tingeva d'azzurro la vallata; Mark si avvicinava sempre più a quella che sembrava l'unica presenza umana della valle ed un gelo gli percorreva la schiena ad ogni passo. Il lupo lanciò il suo lamento spezzando quel silenzio, mentre i passi di Mark scricchiolavano sul selciato. Ad ogni passo era indeciso se andare avanti o indietro, ma qualcosa lo spingeva a proseguire. Era ormai a mezzo metro da quel portone, afferrò il batacchio e mentre cercava di sbatterlo più forte che poteva sentì la mano gelarsi al contatto con il metallo, lo strinse più forte, sempre più forte...... Mark si svegliò tutto sudato con in mano la spalliera del suo letto. Mollò la presa ed asciugandosi il sudore tirò un sospiro di sollievo.
Guardò la sveglia sul comodino: le 5.30, aveva ancora due ore di sonno ma l'idea di quel castello e di quella nebbia che gli gelava il sangue non gli permise di riaddormentarsi. Si alzò, andò al bagno e poi si diresse verso la cucina; certo era ancora presto ma cominciò ad apparecchiare la tavola, poi prese lentamente dal frigo il latte, dallo stipo i biscotti e dallo scolapiatti la caffettiera la riempì fino all'orlo di acqua ed una volta infilato il filtro svuotò quello che rimaneva. Era la sua tecnica tutte le mattine e tutte le volte che preparava il caffé. Riempì il filtro con il macinato grazie ad una di quelle invenzioni che ti impediscono di sporcare il tavolo se proprio non stai ancora dormendo. La chiuse e mise la caffettiera sul fuoco; si appoggiò al tavolo ed aspettò che la miscela uscisse. Forse si riaddormentò ed il rumore del caffé lo svegliò, corse a spengere il tutto prima che i fornelli affogassero nel caffé fuoriuscito dalla macchinetta. Versò nella tazza il latte freddo ed un goccio di quel caffé, tanto per non bere una granita di latte. Vi intinse i biscotti e li portò alla bocca talmente automaticamente che se qualcuno li avesse levati dalle sue mani probabilmente non se ne sarebbe accorto. Erano ormai le sette e poteva cominciare a prepararsi, il suo lavoro lo attendeva.
Era da dieci anni in quella agenzia e nonostante fosse l'ultimo arrivato era riuscito a vendere più case di tutti; anche di quell'antipatico che lo aveva guardato storto dal primo giorno. L'unica cosa che gli faceva affrontare meglio la giornata era la sua dirimpettaia. Quegli occhi azzurri che schiarivano anche il più cupo dei cieli, era impossibile non notarli quando entrava nell'ascensore uscendo di casa alla stessa ora. Sapeva il suo nome ma non era riuscito a parlarle mai troppo, le solite frasi di circostanza durante i viaggi in ascensore . Avevano gli stessi orari. Lei rispondeva sempre con un sorriso; quegli enormi fari blu che fuoriuscivano da quella cornice di capelli scuri si abbassavano quasi subito ad evitare il suo sguardo per non tradire emozioni. Oggi però si era deciso, l'avrebbe invitata al cinema e poi magari a cena in un ristorante; a casa era troppo presto e soprattutto sempre in disordine. Uscì sul pianerottolo e tutti i suoi movimenti sembrarono rallentarsi in attesa che la porta di fronte si aprisse, mentre infilava la chiave nella toppa per dare le sue solite tre mandate sentì il portoncino accanto chiudersi ed i passi dirigersi verso l'ascensore. Si voltò, lei era bella come tutte le mattine “ Buon giorno Mark “ fece lei , lui si tuffò in quel mare azzurro con un groppo alla gola che non sentiva dai tempi del liceo. ” Buon giorno Susan, come và stamane? ” riuscì a dire senza neanche sapere come. Quel secondo in attesa della risposta gli parvero anni. ” Tutto bene, oggi fa un pò più freddo del solito ”. Cominciò così la conversazione ed all'arrivo al pian terreno Mark prese tutte le sue forze e.. “ Senti Susan volevo chiederti se magari domenica ti andava di andare al cinema poi magari ci mangiamo anche qualcosa... ”. Ad ogni parola sembrava temere che qualcosa gli arrivasse sulla testa. Lei arrossì, abbassò lo sguardo e quando lo rivolse di nuovo a lui un sorriso le illuminava il viso <"MAGARI" penso che se non ti decidevi tu prima o poi avrei dovuto farlo io questo invito>. Scoppiarono in una grande risata e sottobraccio, e sotto lo sguardo incuriosito del portiere , andarono al lavoro più sollevati. Mentre Mark era in macchina non riusciva a pensare che al suo sguardo così azzurro come la vallata del sogno. Ripensando a quel castello un nuovo brivido gli percorse la schiena ma si distaccò da quel ricordo cominciando a pensare a che film avrebbero potuto vedere.
Arrivò puntuale in ufficio come tutti i giorni. Il capo lo convocò subito < Mark, oggi è un giorno importante .... > < lo sò > rispose lui sorridendo. Il capo lo guardò incuriosito e proseguì <.... per la nostra società. C'è un sopralluogo da fare ad una villa e se riusciamo a piazzarla questa volta svoltiamo, sia io che te. > Il capo rifissò quel sorriso < .. dicevi Mark??? > <Niente, niente > disse lui tornando in sè. <Questo è l'indirizzo và e fa del tuo meglio >. Mentre si avviava alla macchina il collega invidioso quasi lo fulminò ma Mark neanche se ne accorse. Il posto non era vicino tanto che quando arrivò nei paraggi era già buio, ma lui aveva nella testa il chiarore di quegli occhi. La luna piena era alta nel cielo e le nubi intorno riflettevano quella luce azzzurra. Tornò nuovamente in sé e capì che non era l'azzurro che si stava immaginando. Si era alzata la nebbia ed i fari illuminavano quella strada che oramai non era più asfaltata da qualche chilometro. Vide a malapena il cartello con il nome della via, quando riguardò davanti a sè ebbe un sussulto. Dalla nebbia si vedevano appena le luci delle finestre. Non era una villa era quasi un castello! il SUO castello!! Rimase sbigottito con le mani sul volante e gli occhi spalancati. Un pò impaurito ed un pò incuriosito fermò la macchina e scese, il brecciolino sotto i suoi piedi scricchiolava come in un film horror. Quando fu a mezzo metro dall'enorme portone si sforzò di fare un sorriso per tranquillizzarsi ed afferrò il batacchio del portone. Il gelo lo colpì come una scossa. Fece un grande respiro e lo riafferrò per batterlo. Bussò più volte sperando quasi che nessuno rispondesse, era in apnea quando sentì dei passi strascicati all'interno. Credette di morire, gia si vedeva sul tavolo di Frankestein o come cena cena per una comunità di vampiri. Si pizzicò il braccio sperando di svegliarsi. Non era giusto , proprio oggi che aveva avuto il coraggio di invitarla al cinema. Rivide la scena del pianerottolo, i suoi occhi chiari che si illuminavano in quel sorriso. Una luce accecante lo colpì, il portone si era aperto. Vide un ombra bassa, scura. Pensò agli gnomi, ai servi storpi, pensò a ROCKY HORROR SHOW e già sentiva la voce di O'BRIAN che cantava la sigla iniziale. Fu riportato alla realtà da una voce flebile che dopo un colpo di tosse gli disse << lei deve essere quello dell'agenzia, venga l'aspettavo. Il vecchio che gli aprì sembrava uscito da un cartone animato avvolto nella sua vestaglia e con ai piedi le babbucce, gli mancavano solamente le pattine. La paura non passò subito, varcò la soglia quasi tremante tanto che il suo ospite lo invitò ad accomodarsi vicino al camino. All'arrivo del tè Mark tornò in sè e sfoggiò tutta la sua tecnica. L'affare era davvero grosso come gli aveva prospettato il capo e Mark fece del suo meglio. Quando il vecchio lo riaccompagnò alla porta Mark non si accorse nemmeno del tremendo cigolio che scaturì dall'apertura nè tantomeno dei cani che in lontananza abbaiavano alla luna. La nebbia si era alzata e il chiarore della luna gli ricordò il sorriso di Susan. In un solo giorno Mark aveva affrontato i suoi incubi ed i suoi sogni. Quando arrivò alla macchina si voltò per salutare il vecchio e quel castello gli apparve come la casa di Biancaneve.
RIDONDANZE "C'era un vecchio seduto su una panchina del parco....." e via nel cestino anche questa. Era la ventesima volta che Walter iniziava il suo racconto.I tempi erano stretti l'editore gli aveva dato un mese. Era stato molto tollerante anche perché ormai era un amico, Walter era diventato famoso con lui ma anche la casa editrice era cresciuta con i suoi romanzi. Da due anni però Walter era in preda alla crisi del foglio bianco, per questo Mark era stato costretto a dargli una scadenza , che forse avrebbe prolungato, anche per dargli una scossa. "C'era un uomo che viveva...." niente ! L'ennesimo tentativo finito nel cestino; cosa mancasse a quella penna ancora non l'aveva capito. Forse l'ispirazione era andata via con l'amore o forse era il contrario. Quando Mary era andata via solo JOHNNY WALKER era stato il suo compagno e la vita di Walter si era storta come quell'etichetta. Sei mesi ci aveva messo a disintossicarsi, dimostrando anche unagrande forza di volontà; ma da allora quel foglio rimaneva bianco ed appena si "macchiava" finiva nel cestino. Non poteva fare a meno di rivedere quegli occhi verdi pieni di lacrime e quella porta sbattuta con violenza. Forse il suo rifiuto di scrivere nasceva dal senso di colpa di aver trascurato la sua donna per il lavoro. Era lei che con la sua pazienza, la sua presenza gli aveva dato l'ispirazione per i suoi romanzi, quasi tutti d'amore, poi si era stancata di vedere tanto amore espresso su carta e così poco nella vita.Walter si alzò andò in cucina per prepararsi un caffé, aprì lo stipo e si trovò di fronte una bottiglia di JOHNNY WALKER. Ebbe un sussulto pensava di averle buttate tutte. La prese e la portò sulla scrivania , cominciò a fissare quell'etichetta storta e gli tornarono in mente tutti i momeni belli passati con Mary, le gite, le cene, le notti d'amore.Capii che quello che aveva scritto nei suoi romanzi era la sua vita e che la crisi era cominciata prima che Mary andasse via perché non aveva più una vita da scrivere. Continuava a fissare quell'etichetta, rivide i fiumi di alcool che quasi lo avevano affogato . S'alzò dsi scatto come preso da un raptus gettò a terra la bottiglia , prese la vecchia macchina da scrivere infilò dentro quel foglio talmente bianco che dava fastidio agli occhi. Tirò un sospiro come il subacqueo che si prepara per una immersione e cominciò a battere sui tasti " C'era un vecchio seduto su una panchina del parco..... e via nel cestino anche questo. Era la ventesima.........." Stava nascendo un nuovo romanzo, ora aveva nuovamente una vita da raccontare.
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| Come il Puma, felino d’alta montagna, i nativi del segno più che amare la solitudine per poterla riempire con molteplici interessi, prediligono tutto ciò che è indipendenza e versatilità. Il Puma è una persona fantastica a cui piace attirare su di sé l’attenzione degli altri. Ama ciò che è nuovo, l’arte l’affascina, ha una intelligenza rapida nel catturare le situazioni. Dotato di molta fantasia ha un temperamento concreto. Deve fare molta attenzione nella scelta della propria attività, perché si applica bene solo a quello che lo interessa e lo entusiasma veramente. In amore il Puma ha sempre molto da dire: fondamentalmente è un tipo fedele, anche se questo non vuol dire che eviti le avventure. Ha una bellezza "notturna" ma di una notte in cui tutte le nubi sono state spazzate via dai Grandi Venti del Tempo di Waboone: una bellezza che brilla nel mistero degli occhi o che incanta per come penetra sensazioni, nel contempo, malinconia e di avventura. L’origano, così originale, è adatto ad una bellezza tanto esaltante. DAL SITO:beauty.it (oroscopo nativi) dallo stesso sito
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